
Dal New York Times, in originale qui. Il film sarà in programmazione al Cinema Centrale fino a giovedì 4!
Da molto tempo penso che l’intera storia della cultura popolare americana – forse perfino della civiltà occidentale- equivalga a poco più di una lunga introduzione a “I Simpson”. Non credo d’ essere l’unico a pensare così. Questa opinione non deriva però dal fatto che “I Simpson – il film” rappresenta l’apice creativo verso il quale 18 anni di programmazioni televisive e 400 episodi sono stati una lunga e lenta salita. Guardiamo le cose in prospettiva. “ The Simpson” è un inesauribile ricettacolo di humor, d’invenzione ed intuito, un risultato senza precedenti ed uguali nella storia della televisione, forse il distillato più puro delle nostre glorie e dei punti deboli come nazione mai concepito. “ The Simpson” è, dunque, un film.
Non fraintendetemi. E’ un film molto divertente, pieno di stupide storielle che divertono come quelle intelligenti e piene di humour anarchico, generoso e buono che è il permanente segno distintivo dello spettacolo. Fin dall’inizio, quando Ralph Wiggum è dentro il logo della 20th Century Fox e canta insieme alla fanfara, fino alle ultime inquadrature dei titoli di coda, “I Simpson – il film” è molto divertente sia per i fan occasionali sia per quelli intransigenti e fanatici. Il film non è meglio dei migliori episodi – non è “22 cortometraggi di Springfield” o “Il nemico di Homer” o “Krusty va al fresco” e non cerca a tutti i modi di esserlo. (Lo metterei al livello di “Spazzatura fra i Titani”, il duecentesimo episodio con il quale divide il tema dell’ambiente).
Invece di cercare di andare oltre a “ I Simpson” o di farne un riassunto, il regista del film, David Silverman, che è legato alla serie dai giorni di “The Tracey Ullman Show”, e gli scrittori, che hanno una lunghissima esperienza dello spettacolo, approfittano dell’opportunità per allargarsi ed allungarsi. Il Cinema-Scope, lo schermo a gran formato sviluppato dalla Fox negli anni ‘50 per combattere l’ascesa della televisione, risulta essere il modo ideale per apprezzare quel paradiso di piccola città del piccolo schermo che è Springfield. In una variazione della sequenza iniziale, ci buttiamo all’impazzata nella città, la vediamo da nuove prospettive e ne apprezziamo la storia e la bellezza in modo nuovo.
Ci sono anche scene di folla su una scala raramente tentata in televisione, e queste scene compensano un po’ lo scarso tempo concesso sullo schermo ad alcuni dei personaggi minori. Tutti ne hanno un poco, grazie a Dio, ma per il mio gusto c’ era troppo Flanders e non abbastanza Krusty. Meno Cletus, per favore, e più Willie. E dov’erano Patty e Selma? Direi però che il film di “Itchy and Scratchy” all’inizio è puro genio.
A questo punto forte è la tentazione di frugare tra i miei appunti, di ripetere le mie storie preferite e di raccontarvi della totale nudità frontale di Bart e della scena della camera da letto di Homer e Marge, del robot che disinnesca le bombe e di molte azioni di auto reverenza che hanno fatto esclamare il mio essere nerd, “ Oh, sì, mi ricordo quell’episodio.” Invece rovinerò semplicemente la trama: Homer commette qualcosa di veramente stupido. Inoltre Lisa si prende una cotta, Bart si mette nei guai e Marge esprime preoccupazione e disapprovazione. Mi dispiace.
Homer nel complesso non si comporta più o meno stupidamente di quanto non abbia mai fatto. (Tutto quello che dirò è che coinvolge un maiale). Le conseguenze, però, sono proporzionate a quanto ci si può aspettare da un action movie di successo che esce d’estate. In pratica, esse implicano Arnold Schwarzenegger, che è stato eletto presidente degli Stati Uniti; il fior fiore delle forze di attacco dell’ Agenzia di Protezione Ambientale e l’imminente distruzione di Springfield. E motociclette.
Il capo dell’Agenzia di Protezione Ambientale ha la voce di Albert Brooks che ha da sempre lavorato per “I Simpson”, ma il film non dà molto peso a partecipazioni straordinarie o a voci fuori campo e giustamente mette in rilievo i talenti degli abituali attori della serie televisiva (Dan Castellaneta, Julie Kavner, Yeardley Smith e Nancy Cartwright per la famiglia, mentre Hank Azaria e Harry Shearer danno la voce alla maggior parte degli abbonati al telefono di Springfield. Ci sono i Green Day, che danno un’eccellente ed entusiasmante versione del tema musicale di Danny Elfman, ma a parte questo gli autori del film restano fedeli al nocciolo duro della famiglia e della città e a quell’ insieme di irriverenza e sentimentalismo che ha assicurato longevità al programma.
Una cosa che può interessare e divertire gli appassionati dei “Simpsons” è la questione della paternità. Un film può essere il lavoro di un singolo, di un autore che controlla tutto, ma una commedia televisiva, di solito, nasce dal lavoro collettivo, a volte antagonistico, di un gruppo di scrittori che lavora in una stanza. E’ abbastanza facile identificare lo stile grafico e le sensibilità populistiche di Matt Groening e di intuire l’acuto ed incoerente umanesimo di James L: Brooks. Ma nel corso degli anni dozzine di scrittori sono passati attraverso gli edifici della Fox dove sono scritti i “Simpsons”. Molti sono rimasti, ritornati dopo aver pascolato da altre parti o lasciato dietro di sé tracce della loro influenza. Sono loro, come gruppo, responsabili della varietà e della consistenza dello show, dei suoi momenti più alti e delle crisi occasionali.
Molte delle mitiche figure della storia dei “Simpsons” appaiono nei titoli di coda – la sceneggiatura è attribuita a Mr. Groening, Mr. Brooks, Al Jean, Ian Maxtone-Graham, George Meyer, David Mirkin, Mike Reiss, Mike Scully, Matt Selman, John Swartzwelder and Jon Vitti, molti dei quali hanno prestato servizio nel decisivo e misterioso ruolo di tenere le fila dello show – e questo dimostra che il film, per chi lo ha fatto, è molto più di un prodotto d’occasione.
Eccetto che inevitabilmente lo è. Dieci o quindici anni fa, “I Simpson – il film”, che è stato pensato per tutto il tempo in cui è andato in onda il programma, sarebbe stato ritenuto azzardato e avventato. Ma “I Simpson”, con tutta la loro perfidia e la loro iconoclastia, sono diventati un’istituzione e questo loro status ha evitato al film di correre troppi rischi. Perché incasinarsi con la formula quando si può estendere il marchio? Vi sembro deluso? Non lo sono in realtà. O soltanto un pò. “I Simpson – il film” è, tutto sommato, piacevole quanto un qualsiasi episodio dei “Simpson”. In altre parole, vorrò vederlo soltanto – scusatemi se faccio velocemente dei conti- altre venti o trenta volte.
“I Simpson – il film” è stato classificato come PG-13 ( Genitori vivamente avvertiti). E’ quello che l’organo consultivo ufficiale definisce come “humour irriverente dall’inizio alla fine” in aggiunta alle le scene di nudo. Qualcuno vuole pensare ai bambini?
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