Il vento che accarezza l’erba

Vento accarezza

Il film è bello. Certo, per qualcuno non è il Loach di Riff Raff o Piovono Pietre. E forse la Palma d’Oro è più che altro un premio alla carriera. Ma chissenefrega delle Palme, dei Leoni e degli Orsi. Il vento che accarezza l’erba è il Loach più bello degli ultimi anni. La rabbiosa ironia dei suoi primi film stava già diventando un lontano ricordo. Ora, assieme all’ironia se n’è andata anche molta speranza. Il vento che accarezza l’erba è un film disperato, di un pessimismo cupo e angoscioso. Violento di una violenza che non è solo quella della brutale occupazione inglese, peraltro spesso lasciata fuori campo, ma che era lì ben prima dei fatti narrati (e che si era già riversata come un fiume in piena sul ‘900 durante la prima guerra mondiale). L’occupazione non fa altro che esasperare quella violenza che già vive negli animi di questi ragazzotti irlandesi, che già si mostra nella scena collettiva, di gioco, con cui si apre il film, e che è vista in un’ottica quasi atemporale, anche perchè Loach non contestualizza da subito e a fondo la vicenda.
Mentre il vento, l’erba, i pendii rocciosi sono invece totalmente indifferenti, nella loro romantica bellezza, ai destini di questi uomini, alle discussioni politiche, alle fratture, ai tradimenti, ai sacrifici inutili. E qui, nei suoi momenti più belli, il film riesce a toccare il lirismo disperato di un altro grande film di guerriglia, forse il più grande, girato dal regista che certo è il più lontano, sulla carta, dal comunista Ken, Alba Rossa di John Milius.
Non c’è vera luce nel racconto di Loach, ci sono ombre, ci sono domande. La ragione non sembra darsi risposte. E nessuno esce dal cinema con la voglia di bruciare l’Union Jack.

4 Risposte

  1. a guardare bene c’è sempre del buono, ma devi proprio guardar bene

  2. E’ piaciuto molto anche a Mauro Gervasini, che lo ha recensito su FilmTv di questa settimana, parlando di “un cineasta che non ti imbroglia mai, e ha della rappresentazione una concezione talmente ferrea, a volte addirittura cocciuta, da risultara una quintessenza di moralità in atto”.

  3. Dì, rabioso, hai trovato il bibintar?

  4. daipo rabioso, che mi suda il piede. Trovami il bibintar!

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