La magia di Sorrentino

Ancora una volta, dopo Le conseguenze dell’amore e L’uomo in più, Paolo Sorrentino riesce a sorprendermi raccontando una storia che all’inizio del film non sono certa di voler conoscere. L’eroe di questa storia è quanto di più inatteso si possa immaginare ed è qui che Sorrentino incomincia a fare i suoi trucchi di alta magia. Alla fine del film si rimane in sala, sedotti dall’ultima sequenza e dalla bellissima musica che l’accompagna mentre ancora non ci si crede… eppure lo sgradevole protagonista è entrato nel nostro immaginario per rimanerci a lungo, felice. Il coraggio visionario di Sorrentino ha vinto le perplessità iniziali.
L’amico di famiglia non arriva subito al cuore. Passa prima per le viscere, per i nostri “umori” perché la regia di Sorrentino (e la fotografia di Luca Bigazzi, il direttore più felicemente occupato del cinema italiano ora in sala anche con A casa nostra di F. Comencini) ci avvicina quasi troppo a Geremia, il protagonista della storia, un usuraio che ha racimolato una gran ricchezza estorcendo denaro e piccoli tesori a quelli che sembrano i nostri vicini di casa. Quasi si percepisce l’odore di Geremia e non si può non notare il poliammide delle sue camicie fuori moda, l’unghia del suo mignolo destro, la tintura imperfetta dei suoi capelli, il rapporto morboso con la madre, immobilizzata, con cui ancora vive in una casa angusta. Geremia, interpretato da Giacomo Rizzo (uno straordinario attore con alle spalle decenni di teatro e di conseguente invisibilità), è l’amico di famiglia che non vorremmo mai dover ricevere in casa nostra perché se ci raggiunge per frugare nel nostro privato è per riscuotere ciò che gli spetta. Si trascina con una borsetta di plastica e un braccio rotto per le strade ordinate della sua piccola città di cui lui si considera un benefattore: aiuta la coppia che mette su casa, il padre della sposa che non vuole sfigurare il giorno delle nozze, la vecchietta che sta male e si spende tutto al bingo. Sorrentino inserisce Geremia in un ambiente ordinato, di linee disciplinate, in una città che in realtà non esiste, un frankenstein del razionalismo fascista composto da brandelli di Latina e di Sabaudia. Le chiese, le palestre, le torri dell’acqua, le fontane diventano anche loro protagonisti delle scene, a volte attraversate da “stravaganze” umane come una suora con un’antenna parabolica, decine di persone che trasportano sedie, i gemelli picchiatori che si esibiscono come pizzaioli sincronizzati, i balli country di gruppo, a volte da punti di vista “insoliti”. A tratti il grottesco di Sorrentino diventa, come hanno sottolineato in molti, felliniano. Stupenda, come sempre nei suoi film, anche la scenografia studiata dall’artista Lino Fiorito (la raggiera di crocifissi sul letto della madre è superba).
Geremia vorrebbe una compagna ma non la trova; a volte si affacciano casualmente nella sua vita estatiche lolite e una di queste (Laura Chiatti, bella e brava) gli cambierà la vita in modo definitivo e imprevisto. Ancora una volta il protagonista di un film di Sorrentino è un isolato, un possibile perdente, un outsider.
La storia che non ti aspetti emoziona anche per la sua colonna sonora con i raffinati suoni elettronici della musica originale scritta da Teho Teardo e le sonorità struggenti delle canzoni di Lali Puna, Notwist, Antony and the Johnsons.
Alla fine L’amico di famiglia è arrivato al cuore.

3 Risposte

  1. Bella recensione, mi permetto di dire che ho preferito “le conseguenze dell’amore”, più scarno, essenziale..Nell’amico di famiglia c’era qualcosa di troppo..Forse bentivoglio, forse proprio questi momenti felliniani a volte un po’ troppo “famolo strano”…Ma Geremia è stato dipinto come un quadro del tiepolo..Bravo Sorrentino!

  2. E’ un film ke lascia il segno,
    come d’altra parte anke l’amico di famiglia,
    mi e’ proprio piaciuto.
    Il protagonista e’ un attore eccezzionale e la Chiatti (bello anke il suo primo film:i guerrieri della luce) e Bentivoglio si confermano grandi attori.
    Qualkuno sa dirmi dove posso trovare il primo film di Sorrentino?

  3. Cerco il bibintar. Lo trovo!

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