Mon Oncle d’Amérique

Mon Oncle D'Amérique

Tre personaggi differenti – Renè (operaio tessile), Jean (dirigente della TV di stato) e Janine (attrice teatrale) – e le loro storie, il loro immaginario, dalla formazione nell’infanzia alla loro vita attuale. Nella narrazione della vicenda si intersecano le teorie socio-biologiche del prof. Henri Laborit, che vede gli uomini come fossero topi da laboratorio: lo sviluppo di un essere vivente è sempre prevedibile, sulla base delle esperienze da questo fatte nei primi anni di vita…

[…] Si può dire che si tratta di un film sul sistema centrale e il comportamento, ma accompagnando queste parole con un sorriso: potrebbero sembrare follemente pretenziose. Vedo il film come un esperimento sul piano della struttura drammatica. Volevo verificare se era possibile portare sullo schermo un ragionamento scientifico di tipo deduttivo (nello stesso senso, peraltro, di quelli che si trovano nei romanzi polizieschi) e una finzione: mescolare questi due tipi di racconto – quello scientifico e quello romanzesco – e vedere appunto se questa miscela era in grado di creare un universo drammatico interessante. Ho voluto verificare se, pur facendo intervenire un uomo di scienza, potevo lasciargli libertà completa, senza però costringere i personaggi di finzione in una dimostrazione. I personaggi sono nati da considerazioni di Laborit, ma, non appena nati, è stata data loro completa autonomia. Si può dire che, quando sono nati, Laborit ne è stato il padre, ma che non è responsabile della loro educazione. . Li riconoscerà o meno, proporrà loro il suo schema, ma non faranno per forza quello che lui avrebbe desiderato.
Alain Resnais a Robert Benayoun, Positif 231, giugno 1980.

Ritorno di Resnais in Francia dopo la parentesi americana di Providence, Mon Oncle d’Amérique nasce dall’interesse di Henri Laborit per la sua opera e in particolar modo per L’anno scorso a Marienbad. Fu infatti lo scienziato francese a “cercare” Resnais come regista di un corto pubblicitario propostogli da una casa farmaceutica. Il corto non si fece, ma l’incontro tra i due spinse Resnais a trovare un produttore e uno sceneggiatore (poi Jean Gruault) per un lungometraggio.

[…] ho incontrato Gruault […] un giorno gli ho detto: “Ho un’idea che mi gironzola in testa . Penso che sarebbe divertente fare un film in cui, al posto di mettere una tesi soggiacente nella storia, nell’intreccio o nei personaggi e farla incarnare da uomini e donne, si facesse tutto il contrario, separandole: da un lato, raccontare la storia, dall’altro, avere un erudito – in questo caso Laborit – che esponga il risultato dei suoi studi. Fare coesistere i due momenti sarebbe più bizzarro, è una costruzione drammatica divertente da inventare”. Gli ho portato quattro o cinque libri di Laborit, quelli che si trovano in edizione economica. Tre settimane dopo, Gruault mi ha telefonato dicendomi: “E’ del tutto irrealizzabile, è impossibile, ma sono pronto a raccogliere la sfida, la trovo eccitante”. Abbiamo trovato Alexander Mnouchkine che ci ha detto: “Siete matti, ma va bene…”. E ci siamo lanciati […]
Alain Resnais, Cinématographe 58, 1980.

“Mon Oncle d’Amérique” mostra molto bene il mondo del lavoro, che di solito viene trascurato al cinema. La crisi di Depardieu è molto ben documentata: a un tratto, nel proprio lavoro, ci si sente superati e si entra in crisi. Qualcuno ha detto che tanto varrebbe leggere i libri di Laborit illustrati dal film… Non sono d’accordo. Chi va al cinema in genere non legge i libri teorici di Laborit. Il film di Resnais mi avvince, anche perchè ci ritrovo un po’ di quella follia che apprezzo in Jean Gruault.
François Truffaut, Truffaut spettatore e critico, intervista a Aldo Tassone in Aldo Tassone François Truffau. Professione cinema, Il Castoro, Milano 2006.

Testi tratti da:
Alain Resnais. Cinéma mon amour, a cura di Riccardo Costantini ed Elisabetta Pieretto, Cinemazero, Pordenone 2006.
Alain Resnais. Il metodo, la creazione, lo stile
, a cura di Maurizio Ragosa, Biblioteca di Bianco&Nero, Marsilio, Venezia 2002.

2 Risposte

  1. Oggi vinci il premio “Copia Incolla 2006”.
    Idee tue invece?

  2. Invece le tue mi sembrano interessantissime. Il nuovo Serge Daney, ops scusa so che tu non puoi conoscerlo. Allora diciamo il nuovo grande critico.

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