BACIARE UN GIORNALISTA KAZAKO: BORAT

Non voglio fare un’apologia del grande Sacha Baron Cohen. Certo per difenderlo poteri dire che il comico è un ebreo sionista; che si è laureato a Cambridge con una tesi su i collegamenti tra comunità ebraica e i movimenti americani per i diritti degli afro-americani; che il film in questione mette pesantemente alla berlina la grettezza americana. Ma non lo farò.
Potrei comportarmi come il presidente del Kazakistan, condannare il film e poi ritrattare quando ci si rende conto che grazie alla pellicola il turismo è aumentato. Fra i pochi in sala a farlo, io rido.
Se fossi una donna o di religione ebraica o nomade o Pamela Anderson oppure omosessuale forse me la sarei anche potuta prendere. Invece rido.
Sapendo che il 90% dei ripresi sono stati ingannati facendogli credere di essere di fronte ad un vero cronista kazaco ottenendo così le liberatorie potrei provare riprovazione. Invece rido.
Appreso che il paesino che si vede all’inizio del film, situato in Romania, è stato truffato e pagato con pochi dollari e sacchi di cemento dovrei essere indignato. Invece rido.
Se fossi un insegnate(?) di humor mi sentirei battuto e umiliato sul mio stesso campo. Invece rido.
Mettiamo da parte tutti i contenuti stilistici o “sociali” che si possano cercare in un film (qui comunque presenti) e godiamoci questo banchetto di bassezze, trivialità e porcate. Superiamo il buon senso che potrebbe far pensare che forse abbiamo veramente sbagliato sala.
E’ un film schifoso nel senso meraviglioso del termine. In questa ottica tutti gli aspetti negativi diventano un valore aggiunto e irresistibile. Ma sono cattiverie! E con questo? Fanno ridere se mettiamo da parte il “ben pensare”. Ogni situazione sarebbe divertente di per sé anche in film puramente di fiction, qui dove il principio della candid camera è portato a livelli insostenibili (per le vittime, ignare fino a che non si sono viste nel film) e per un’ironia drammatica diventa un k.o. comico. Se poi non riusciamo proprio a comunicare con il nostro lato più rrviale allora possiamo vedere nel film altre cose. Scorgere che l’estremismo dell’ironia serve a mettere alla berlina i suoi stessi contenuti. Oppure che veramente alla fine chi fa la figura peggiore è la società americana. Una risata li seppellirà. Ma sarebbe perdere il meglio del film.
Baron Choen mi ricorda per molti aspetti un altro “man on the moon” che, tra i tanti, ha fatto della burla un’arte e che spesso divertiva solo lui e lasciava gli altri ignari del meccanismo comico che la sottointendeva. Borat non è solo un personaggio ma è diventato una persona vera. Vorrei sinceramente sapere chi non trova liberatorio vedere un personaggio fare e dire quello che vuole cosa che noi non possiamo mai fare.

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