911 per Moore

All’inizio volevo attaccare Moore per questo film. Per il patetismo che aleggia per due ore: storie di vite distrutte da un sistema marcio. Per il suo essere spesso poco graffiante come se le unghie se le fosse limate. Per la piattezza stilistica. Per la nomea del cineasta di disturbatore della quiete dei potenti americani quando a coprirgli le spalle ha (non si sa mai) i super produttori Weinstein (Miramax). Per aver capito che la demagogia (nel senso peggiore del termine) è la strada lastricata d’oro per la notorietà. Poi mentre scrivevo una serie di garbati improperi mi sono ricordato di una cosa: Moore è americano. Il pubblico a cui è rivolto questo film è americano. La prospettiva cambia radicalmente. Che errore grossolano stavo per fare!
Adesso capisco perché c’è un certo pressappochismo nelle fonti (per esempio la classifica del livello sanitario mostrata è stata stilata nel 2000 dall’Oms, ma questo ve lo dico io non Moore). Certo si fanno nomi e cognomi senza esitazione ma non viene spiegato come un americano organizza la sua vita inquadrandola nel sistema sanitario. Loro lo sanno già. E anche noi. Ogni europeo di cultura media conosce a grandi linee il sistema americano. Basta del resto che abbia visto un paio di puntate dei “Simpsons” al riguardo. Non che ci dia più informazioni.
Come mi è diventato subito chiaro che il patetismo insistito sulle vite di queste persone (a tratti sembra quasi “Studio aperto”) è il linguaggio ideale per parlare ad un popolo come quello americano. Pubblico che viene colpito più dalla lacrima che dalla satira o dall’ironia ancora più crudele di dati e statistiche. Perché raccontare di come una bambina che muore per cavilli burocratici delle compagnie sanitarie è sicuramente più “popolare” che far notare che in tutta l’America la mortalità infantile è quasi il doppio che in Italia o Francia. Che stupido che sono stato a non valutare prima tutto questo!
Voleva solo mostrare ai suoi concittadini come si vive in altri paesi, non analizzare il sistema americano con dati statistici misti a trovate visive e ironiche come aveva fatto prima della Palma d’oro. Per questo è meno pungente. Ma poi però saltano fuori le accuse al governo, non solo quello di Bush che comunque ha sempre un posto speciale nel cuore del nostro cineasta (immagino il dramma che ci sarà in casa Moore fra un anno quando il secondo mandato del presidente scadrà) e allora penso che forse il lupo ha perso il pelo ma non…
Anche il vizio purtroppo. Un film fatto da americani per americani che risulta semplicistico per un pubblico smaliziato. Nulla di nuovo né come notizie né come regia. Certo forse è concentrato più sulle vittime che sui complessi ingranaggi orditi dai carnefici ma allora bisogna prendere una decisione, Una via non esclude l’altra ma allora bisogna rivedere un po’ il tutto. Perché così rischia di risultare irritante e eccessivamente propagandistico. Scusate, ho sbagliato ancora, Non mi sono calato nello spirito di uno spettatore americano. Ma è difficile da farsi e spero che per voi lo sia meno. E dato che in Italia è possibile prendo qualcosa che aiuti a dormire e cerco di rispondere alla domanda che ho in testa e a cui non riesco a darmi una risposta, forse perché non sono americano: che senso ha questo film per chi legge almeno una volta ogni tanto un quotidiano o un settimanale?

7 Risposte

  1. Non ho nessuna voglia di vederlo e penso proprio che non lo farò!

  2. E invece vi sbagliate.
    Certo, tutti quanti sappiamo che in America non esiste un servizio sanitario nazionale. Eppure quanti di voi sanno del fatto che le assicurazioni sanitarie americane negano cure di vitale importanza ai propri assicurati, decidendo in sostanza di mandarli a morte sicura? E che a farlo sono medici che vengono premiati in base al numero di domande rifiutate? Liquidatori? Boia.
    No, caro rabbitfactory, non basta leggere un giornale di tanto in tanto. Anzi, a leggere la nostra piccola, piccolissima carta stampata, l’America è fatta di eroi del 9/11 e del più eroe degli eroi, quel Rudolph Giuliani oggi messo sotto accusa proprio dai pompieri di New York (vi interessa? andate a vedere questa pagina http://www.rudy-urbanlegend.com/). Poi, cosa? Qualche articolo di colore sui candidati presidenziali? Magari si parla dei Wrestler impazziti che fanno fuori la famiglia. Sai com’è, culi, tette e plastici di Cogne.
    E allora ben venga il grassone di Flint, Michigan.
    Certo, i suoi film sono interventi a gamba tesa, sono colpi sotto la cintura, ti da fastidio essere messo di fronte a una madre che piange perchè ha avuto il cancro, ha perso la casa, è sotterrata dai debiti e il figlio la tratta pure con tono di rimprovero. Ti sa di scontato, ti sa di disonesto. Ma chi cazzo se ne fotte. I film di Michael Moore sono come un rutto in mezzo a una sessione del consiglio di sicurezza dell’Onu. Magari qualcuno si sveglia. Facile che poi torni ad addormentarsi, ma quella non è mica colpa di Michael Moore, no?
    Ah, chi va a vedere il film per inseguire chissà che esperienza estetica e rimane deluso, ha sbagliato in partenza. Con il bene che gli voglio.

  3. Lungi da me il voler essere insensibile verso la sofferenza di queste persone. Non sono un antiamericano convinto incollato al cieco dovere combattere “il grande satana”. Sono critico e dubbioso, Questo si. Ma in dubbio non è tanto il contenuto del film quanto il film stesso. Io non sono un grosso fruitore di documentari, lo ammetto ma comunque ne ho visti un bel po’ compresi i precedenti lavori del “nostro” e devo dire che il livello è decisamente calato. Non dovrei avere aspettative estetiche? e allora perchè andare al cinema in questo caso. Leggere un saggiio sarebbe lo stesso. Ma proprio perchè il cinema è stata inserito fra le “muse” non puoi presentarmi un prodotto sciatto. Il cinema è un’arte visiva e se la parte visuale la usi solo per una facile commozione. beh a me girano le palle.
    Moore che manda in modo anonimo i soldi per aiutare il suo maggior oppositore vessato dai debiti per colpa della malasanità. Cavalleria? O autocelebrazione? Ci sono troppe ombre sul film perchè non sorgano dubbi spontanei.

  4. “Non dovrei avere aspettative estetiche? e allora perchè andare al cinema in questo caso. Leggere un saggiio sarebbe lo stesso”

    Da uno che reputa i saggi privi di estetica (nel senso letterario del termine suppongo) non saprei come valutare le sue critiche.

    Saranno contenti i membri del CEC di avere un sacco di libri (saggi) privi di valore estetico, ma forse si salvano perché hanno delle belle copertine.
    🙂

  5. Il mio appunto era di diberso segno. Dato che il cinema è cmq un’arte visiva quando si produce qualcosa bisogna sempre tenerne conto altrimenti diventa un semplice documentario televisivo. Moore non ha curato la parte “cinematografica” del suo film. Credimi che di saggi ne ho letti valanghe per piacere o per forza e ne so qualcosa.🙂

  6. Hai letto molti saggi quindi sei un esperto di estetica?🙂

    Mia nonna ha viaggiato su molti treni, quindi è una macchinista!😉

  7. non ho detto di essere un esperto di saggi tantomeno d’estetica.il film di Moore l’ho visto in una sala cinematografica e come lo giudico come un prodotto cinematografico.e in questo è carente. Punto. non travisate i miei interventi come tracotanza.

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