Another brick in the wall

Il cartellone estivo del Visionario è ricco e variegato. Si è cercato di condensare alcuni dei titoli più importanti della stagione, aggiungere delle stuzzicanti prime visioni e condire il tutto con un pizzico di eventi succulenti per creare una ricetta che fosse in linea con la qualità che si cerca di offrire tutto l’anno. Bisognava iniziare con qualcosa di forte, qualcosa che “irrompesse” nell’estate udinese. Qualcosa che solleticasse il palato di molti spettatori amanti della musica (compreso chi scrive). Pink Floyd The Wall è la risposta. Non un live, non un videoclip ma un’opera rock che mette in immagini, sia in live action che animate, l’omonimo concept album della band, assurto allo stato di cult. Il primo, il più evidente e il più importante dei motivi è sicuramente la musica. Non è questa la sede per immergersi in una digressione sulla storia del rock e su quanto i Pink Floyd abbiamo contribuito ad essa. Sarebbe come intraprendere una disamina su quanto l’invenzione della ruota abbia giovato alla storia dell’uomo.

La storia è quella di Pink, rock star di successo, fragile ed instabile, chiusosi in solitudine in una stanza d’albergo rivivendo la sua vita: il padre morto in guerra quando lui era ancora in fasce, il crudele maestro di scuola, la madre iperprotettiva, la moglie infedele e le stupide groupies.

Urlo di rottura contro la paludata ed oppressiva società inglese, uscì non a caso nel 1982 quasi alla fine del primo mandato Thatcher. Il protagonista, la cui vita echeggia quella di Syd Barret, rivive tutte le castrazioni che hanno segnato la sua esistenza fino alla liberatoria quanto effimera rinascita nel mondo del rock. Quasi a dimostrazione della forza eversiva che la musica può avere, ad interpretare Pink è stato scelto Bob Geldof  leader dei Boomtown Rats, band di quella compagine punk che pochi anni prima aveva lacerato la società inglese.

Il film, diretto con sapienza da Alan Parker, non sarebbe diventato questo oggetto di culto senza il contributo delle animazioni di Gerald Scarfe. Grande illustratore satirico inglese per numerose riviste tra cui il New Yorker collaborò in precedenza con la band anche per i visual del tour di Wish you were here. Il tono lisergico e visionario degli inserti animati ha contribuito a dare quell’alone mistico e profetico al film proiettandolo nell’immaginario collettivo come la storica sequenza della marcia dei martelli.

Forse il film eccede nell’autocelebrazione e può risultare didascalico ma del resto non era facile imbrigliare l’arte di Waters e soci. Un film che sul grande schermo mette i brividi, le cui musiche hanno dettato la storia del rock e il cui messaggio è imperituro. Un’esperienza.The wall

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