SI PUO’ FARE – ARRIVANO I NOSTRI!

foto_18Fine ’70 e primi ‘80, gli anni di Craxi, della scala mobile e dei colletti bianchi. In questi anni ci fu un manipolo di sperimentatori che crearono in Italia a una serie di focolai di cambiamento nel campo del trattamento delle malattie mentali. Riconosciuto in Basaglia il principale esponente del movimento, grazie a numerose sperimentazioni e lotte contro le istituzioni questi riformatori approdarono a una delle più importanti svolte del nostro sistema sanitario: la legge 180 del 1978. La legge influì non solo sul sistema sanitario ma sull’intera società. I cosiddetti “matti” cominciarono ad acquistare una nuova dignità. È proprio grazie a questo movimento che negli anni sono nate cooperative come quella di Noncello cui il film di Manfredonia s’ispira. Ora sarebbe interessante ma assai lungo continuare su tali argomenti, tuttavia bisognava farvi riferimento per inquadrare in modo corretto le vicende del film.

Manfredonia applica perfettamente una regola aurea di tanta commedia a sfondo sociale italiana e non: mixare con sapienza aspetti comici ad argomenti di indubbia serietà. E in questo fa centro. Merito sicuro del cast che è l’elemento trainante del film. Da Bisio a Battiston fino a tutti gli attori (volti più o meno noti presi da cinema, teatro, televisione e pubblicità) che compongono il gruppetto della cooperativa, dimostrano di sapere fare il loro mestiere in modo eccellente. Istrioni capaci di indossare diverse maschere, dal serio al faceto, con grande disinvoltura, senza affettazione. Un ottimo lavoro corale. Qualcuno potrebbe anche obbiettare che questo non è il modo migliore proprio per affrontare tali argomenti. Attenzione a cadere in questi trabocchetti. Un sorriso a volte è più efficace del patetismo. Quest’ultimo poi, grazie ad un buon lavoro di sceneggiatura è fortunatamente solo sfiorato.

Manfredonia anche nelle sue opere precedenti, non tutte apprezzabili a dire il vero, ha dimostrato un certo tatto e una certa discrezione nel mettere in scena il dolceamaro delle sue storie, immettendosi in una tradizione del cinema italiano che ha saputo creare capolavori ma anche cadere nella carineria. Si può fare forse non ha le carte per essere annoverato tra i capolavori del cinema italiano (categoria che a parte sparute eccezioni sembra essersi congelata) ma non di meno ha l’incredibile merito di aver portato in sala molto pubblico. Un pubblico che si è trovato di fronte ad un film tremendamente efficace rispetto ai suoi scopi anche se a tratti furbetto. Ma sono questi i film popolari che apprezziamo, senza trentenni in crisi o lacrimevoli e isteriche storie d’amore.

La leggerezza non è cosa facile. Comunicare senza essere didascalici nemmeno. Manfredonia c’è riuscito. Cose da pazzi!

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