NEMICO PUBBLICO N°1 – L’ISTINTO DI MORTE – VITE DA GANGSTER

LOCANDINALa prima parte del dittico di Jean-François Richet è un capolavoro teso fra realismo poetico e neopolar

Nemico pubblico N. 1. L’istinto di morte è cinema puro. E Jean-François Richet sorprende ancora. Emerso nel 1995 con État des lieux, conquista la critica francese. Alieno ai consensi facili, fa inferocire tutti due anni dopo con Ma 6-T va crack-er, pamphlet che si può considerare l’equivalente di Cop Killer di Ice T (e Virginie Ledoyen sventola la bandiera rossa incitando le periferie alla rivolta). Nel 2001 torna con l’urticante De l’amour. Ma nemmeno questo s’è mai visto da noi. Tenta la sortita Usa con un progetto da far tremare i polsi: firmare il remake di Distretto 13 di John Carpenter. Action dotato di un’energia friedkiniana, Assalto al distretto 13 non piace a nessuno. Con soli quattro film Richet si offre come uno dei talenti più forti del nuovo cinema esagonale: alternativo sia alla qualità parigina che a Luc Besson. Con il dittico dedicato a Jacques Mesrine (L’ora della fuga uscirà da noi il 17 aprile), fuorilegge leggendario in Francia che potremmo descrivere, con inevitabile approssimazione, come un incrocio fra Renato Vallanzasca e Sante Notarnicola, Richet compie un ulteriore salto di qualità. Se i suoi film precedenti sono tutti caratterizzati da un feroce consumo di energie visive e fisiche, con Nemico pubblico N. 1. L’istinto di morte subentra la gestione di una disciplina che si offre come conseguimento della maggiore età. Idolo dei b-boys di banlieu, Mesrine nelle mani di Richet – e soprattutto nel corpo di un immenso Vincent Cassel, l’interprete più convincente della sua generazione – diventa aporia e macchina celibe di azioni ai limiti dell’umano. Il primo film, che si apre con uno split screen degno di Richard Fleischer, segue le imprese di Mesrine dall’Algeria al Canada. L’ammirazione del regista però non comporta l’occultamento degli aspetti più sanguinari e inaccettabili di Mesrine. Cura del dettaglio maniacale, odori e sapori che sanno di Carné, Deray, Lautner e Giovanni, Nemico pubblico N. 1. L’istinto di morte è un capolavoro teso fra realismo poetico e neopolar.

Giona A. Nazzaro da FilmTv

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