NEMICO PUBBLICO # 1 – L’ORA DELLA FUGA – VITE DA GANGSTER

LOCANDINASeconda parte del dittico su Jacques Mesrine. Dal Canada al ritorno in Francia, incontro alla morte. Ancora dell’ottimo cinema Jacques Mesrine atto secondo. Dopo il Canada ritorno in patria, prime “scaramucce” con il supersbirro Broussard, arresti a ripetizione e rocambolesche fughe, tra le quali una dal tribunale con il giudice in ostaggio. Nel frattempo, una nuova agguerrita compagna, interpretata da Ludivine Sagnier, e la scoperta dell’impegno politico, in anni mai così di piombo. La fine è nota e truce: niente Trenet che canta di baci rubati ma una sinfonia calibro nove nel pieno centro di Parigi. Oggi Mesrine è l’icona ribelle di gruppi musicali nati nelle banlieue, con tanto di silohuette sulle magliette come fosse il Che. Una grande operazione quella di Nemico pubblico n. 1, nonostante in Italia il primo episodio non abbia avuto il giusto successo. Oltre vent’anni di storia criminale francese e non solo (massicci riferimenti alle Brigate rosse e al Caso Moro in questo L’ora della fuga) attraverso le gesta romanzesche e romanzate di un uomo in fondo solo, nonostante complici e amanti in vari modi “fedeli”. Jean-François Richet, autore a tutti gli effetti, mantiene nei confronti del personaggio una giusta distanza. Mesrine non è un anti-eroe e neppure un fuorilegge romantico, massacra senza pietà un giornalista che ha scalfito la sua vanità e si dimostra ingenuo di fronte all’incerta ideologia marxista-leninista di Gérard Lanvin, quasi caricaturale con la sua parruccona da terrorista anni 70. Al primo episodio, soprattutto in Italia, è stato rimproverato lo stile troppo “americano” di Richet, che ora sorprende con un altro film, girato con i colori, le angolazioni, i movimenti di macchina di un polar dell’epoca, alla Alain Corneau. E restano intatte le performance attoriali, tutte da studiare per come travalicano la maschera e il camaleontismo voluto dal regista. Cassel, Gourmet (il commissario Broussard), Amalric e Le Bihan (i complici), la stessa Sagnier sono identici ai personaggi cui si ispirano, esprimendo però un prorompente vitalismo che è già di per sé cinema. Maiuscolo, oltretutto.

Mauro Gervasini da FilmTv

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