TWO LOVERS – GLI INDELEBILI

Il declinarsi del noir verso il melò mantenendone l’atmosfere cuoer ed opprimenti. Un film spiazzante, raffinato, dolente. Sicuramente nella top ten della stagione. Una rarità.

two lovers

Uno dei più bei film della stagione e anche uno dei più invisibili e poco celebrati! James Gray è sicuramente uno dei nomi più importanti del panorama noir statunitense, erede di una tradizione di grandi polizieschi che hanno segnato il cinema made in Usa. Ci ha abituati a far trascorrere anni tra un film e l’altro ma ora ci spiazza con l’usicta a solo un anno di distanza dal grande I padroni della notte, di un nuovo lavoro. E per di più un melò. La storia è abbastanza semplice: un triangolo amoroso. L’eccezionalità è data dallo sguardo lucidamente crudele che Gray usa per metterla in scena. Toni gelidi, atmosfere urbane e torbide che sono declinate direttamente dall’immaginario noir. Un film profondamente unrabno e veramente “nero”. Un costante senso di ineluttabilità regna sui personaggi immersi in una città fredda che riflette in modo algido e crepuscolare le vite disperse dei tre protagonisti. La plumbea fotografia fa si che lo spettatore si senta schiacciato, oppresso dalle vicende, pronto a trovare la tragedia ad ogni angolo della strada. Anche i personaggi sono figli bastardi del melò e del noir. Leonard ( un grande Joaquin Phoenix) cerca di riprendersi da una grave depressione che lo spinge verso il suicidio. Chiuso in un ambiente stretto e opprimente, soffocato da una famiglia ebraica “mammona” e ligia alle tradizioni, Leonard cerca uno squarcio nella fotografia e nel cinema. Il complicato incontro con due donne getterà ancora ombre sulla sua vita. Da una parte c’è la femme fatele ( “tradizionalmente” bionda ) che sembra dargli nuova linfa, dall’altra la dolce donna che rappresenta la strada per la sicurezza e forse l’equilibrio. Ma il dolore è alla porta e non esita a sfondarla. Un film solido, con personaggi molto ben tratteggiati, silenzi pieni e pregnanti, attori in stato di grazia, molti rimandi ai grandi maesti  ( da Hitchock a Truffaut)  e uno sguardo clinico sull’opprimente società borghese americana. Si arriva alla fine del film consci di cosa sia la malattia del vivere e che ormai si è allo stadio terminale.  Un quieto, disperato lieto fine.

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