VUOTI A RENDERE – GLI ANNI IN TASCA

Vuoti a rendereSono la coppia meno edipica del cinema mondiale. Eppure sono padre e figlio. Zdenek scrive e interpreta. Jan dirige. Attenzione: il regista è il figlio, di solito accade il contrario. E questo già dice la tenera eccentricità di Vuoti a rendere, terzo capitolo di una trilogia resa celebre da Kolya (Oscar ’96). L’ambientazione è particolare (la Praga neocapitalista di oggi). Il tema universale: la vecchiaia. Meglio: l’invecchiare insieme. Joseph infatti ha una moglie ma cerca, come dire?, di non pensarci troppo. Spiritoso e vitale com’è, farebbe di tutto per non annoiarsi. Dunque cambia lavoro più volte (insegnante, pony express, magazziniere…). Sogna a occhi aperti. Si concede complicate fantasie erotiche (se sono solo fantasie). Insomma partecipa divertito allo spettacolo del mondo cercando di non essere mai troppo vicino né troppo lontano. Nel frattempo accasa un coetaneo bisbetico, “piazza” la figlia abbandonata a un collega ignaro, scopre di poter provare, oltre che ispirare, gelosia. Il tutto raccontato con un tocco lieve e scanzonato come lo sbuffo d’aria calda che porta in alto la mongolfiera nel gran finale. Troppo in alto o troppo in basso? Troppo pericoloso o non abbastanza? Poco importa in fondo. L’essenziale è continuare a volare.

Fabio Ferzetti da Il messaggero

Una Risposta

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